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Cambio tutto, ma è tutto uguale

Nonostante mi fossi ripromesso di non maneggiare eccessivamente con nuovi Strumentopoli per il sito, ora che ho dato l’ultimo esame della sessione mi è salita una voglia matta di cestinare Makesite e usare qualcosa di nuovo e fiammante.

Sperimentare messaggi

Mi ricordo chiaramente che, quando ero in prima superiore, non vedevo l’ora di provare coi miei amici dell’epoca ogni sorta di nuova app di messaggistica sul mio telefono. Il nostro amico cinese ci fece provare WeChat e QQ; provammo Telegram quando era una cosa nuova e fiammante; mi ricordo di essere stato deluso da ChatON e LINE.

Lo schema e lo stile

Molte delle cose che facciamo ammettono uno o piú modi “ottimali” di essere fatte. Non parlo solo di produzioni industriali o di strategie finanziarie: anche gli hobby e le attività fatte per piacere hanno in sé delle “scorciatoie legittime” e della conoscenza che permetta di non rimanere impantanati.

La lotta contro le categorie

Il sistema degli hashtag di Instagram è l’esasperazione definitiva di una tendenza umana (quasi troppo umana) che mi dà alquanto fastidio, benché ci sia dentro anche io con tutte le scarpe. Come specie non riusciamo a frenare il nostro impulso classificatore; se qualcosa esiste, deve poter essere messo dentro un contenitore, dev’essere definito.

Le scuse sulla prestazione

Qualche anno fa feci l’errore di accettare l’invito a una grigliata con gli amici a ridosso di Ferragosto. La giornata andò benissimo, mi divertii un sacco e imparai pure a giocare a freccette (ovviamente ero e rimango uno scarsone). Il problema fu il giorno dopo: avrei dovuto sostenere un esame, e di quelli neanche troppo facili, la mattina. Ma la notte tra la grigliata e l’esame non dormii: avevo esagerato con la Coca Cola, ero al contempo gonfio e nevrotico. Il risultato fu disastroso: non bastò il caffè a farmi stare sul pezzo; mi ritirai e ritentai il mese successivo.